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L'euro a misura di bimbo
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Le dieci regole per calcolare l’europaghetta (senza barare)
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“L’arrivo dell’euro è una buona occasione per cominciare a dare la paghetta ai bambini. O, comunque, per abituarli all’uso ragionato del denaro”.
Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dello sviluppo all’università La Sapienza di Roma, ha preparato per “EuroItalia” le dieci regole dell’europaghetta. Eccole.
1. Per iniziare i bambini sotto gli otto anni alla nuova moneta, si possono regalare due salvadanai. In uno terranno i centesimi, nell’altro gli euro. E quando il primo salvadanaio si sarà riempito, convertiranno tutti i centesimi in euro, scoprendo così l’aritmetica della nuova moneta.
2. Intorno ai nove-dieci anni si può passare all’europaghetta. Il primo passo è concordare con il bambino le spese di sua competenza.
3. Prima di pattuire la cifra, è bene mettersi d’accordo anche con i genitori degli amichetti (o dei compagni di classe). Il motivo: evitare eccessive sperequazioni.
4. Fino ai dieci-dodici anni, è preferibile la paghetta settimanale.
5. Evitare di collegare la paghetta ai risultati scolastici. Monetizzare i voti è una pratica diseducativa.
6. Altrettanto controproducente è usare la paghetta come meccanismo premio-punizione.
7. Stabilita la somma, non concedere deroghe. Se il bambino finisce la paghetta in due giorni, deve aspettare la fine della settimana prima di ricevere altro denaro.
8. Accordare le integrazioni all’europaghetta solo quando il piccolo svolge un lavoretto extra, che esula dai normali compiti casalinghi.
9. Di tanto in tanto, coinvolgere il bambino nei discorsi sulle spese di casa: servono a far capire il valore del denaro.
10. Ogni sei mesi, valutare come il bambino spende i suoi euro. Ed eventualmente aggiornare la somma. Al rialzo, ma se necessario anche al ribasso.
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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo? |
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