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EuroFOCUS
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Tranquilli, ce n’è per tutti
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La Banca d’Italia e la Zecca assicurano: nessuno resterà senza la nuova moneta.
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Anna Maria Angelone
3/1/2002 |
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Da 48 ore l'euro è nelle mani e nelle tasche degli italiani. Passata l'euforia del Capodanno, i cittadini debbono ora cominciare a prendere confidenza con le nuove banconote e monete. Le prossime due settimane si preannunciano cruciali per capire se l'avvio dell'euro è partito con il piede giusto o no.
Tutti ormai sanno che fino al 28 febbraio prossimo si potrà continuare a pagare sia in lire sia in euro. Ma la grossa incognita è: quale comportamento avranno gli italiani? E' evidente che, a questo punto, buona parte della riuscita del passaggio dipende proprio dai consumatori. E, in effetti, nei 26mila sportelli bancari e 14mila uffici postali, qualche timore c'è. Soprattutto per il cambio e ritiro delle lire.
L'appello è di usare le vecchie lire fin quando si può, prima di precipitarsi a cambiarle, per evitare file inutili. Perché sarebbe davvero il caos se tutti decidessero di farlo in questi primi giorni di gennaio. Quanto al rifornimento di nuovi euro, arrivati per tempo e stoccati nei vari depositi regionali, va detto che l’operazione è partita in leggero ritardo per la grande distribuzione, soprattutto a causa delle alte penalità fissate dalla Banca d'Italia in caso di smarrimento della valuta, ma la situazione si è normalizzata abbastanza velocemente.
In un primo tempo la grande distribuzione aveva deciso di rimandare l'approvvigionamento agli ultimi giorni di dicembre, poi, ricevuta da Via Nazionale l’ assicurazione che solo davanti a grave negligenza sarebbero state comminate le sanzioni, la questione si è sbloccata e il flusso di monete e banconote verso supermercati e grandi magazzini è ripreso.
Naturalmente, i portavalori si sono trovati in difficoltà. E, al momento, non tutti possono garantire le consegne delle quantità prenotate nei tempi previsti.
"Siamo soddisfatti del lavoro svolto finora - spiega a “EutoItalia” il presidente di Assovalori, Raffaele Maddalone – La fase iniziale e più delicata si è conclusa bene: le forze dell'ordine ci hanno assicurato scorte, in qualche caso anche con elicotteri per i carichi più grossi".
Cosa succederà ora? Nessuno sa dirlo con certezza.
"La distribuzione commerciale in Italia è molto frammentata - continua Maddalone - e visti gli slittamenti di dicembre potremo assicurare il rifornimento di euro solo con una certa gradualità".
Anche questo scenario, comunque, era fra quelli previsti. Il piano anticrisi prevedeva e prevede di intensificare le consegne dal momento che il livello di circolazione di contante in Italia è molto più alto degli altri paesi di Eurolandia (perché l’uso delle carte di credito e della moneta elettronica non ha raggiunto gli standard continentali).
Ora passiamo sull’altro lato della barricata e vediamo come affrontano questa fase negozi e supermercati. "Abbiamo adeguato le casse, cambiato i cassetti dei registratori, testato tutto e siamo pronti a pagamenti e resti in euro già in questi giorni -spiega Paolo Refrigeri responsabile del progetto Euro per Coin, Oviesse, Bimbus, Act e Kid's Planet - ma è chiaro che, in caso di necessità, dovremo ricorrere alle vecchie lire, cioè dare il resto nella vecchia valuta in mancanza della nuova. Siamo autosufficienti per oltre tre settimane, poi dipenderà dalle aziende di trasporto valori e dalla reattività che avranno le banche in risposta alle nostre esigenze".
Certo più i consumatori useranno l'euro, più ci sarà bisogno di nuove monete e banconote. "Le nostre previsioni parlano di pagamenti al 50 per cento in euro e 50 per cento in lire fin dalla seconda settimana - spiega ancora Refrigeri - per arrivare all’ 80 per cento in euro e al 20 per cento in lire dalla terza".
Qualche perplessità anche da parte dei pubblici esercenti che in Italia sono oltre 230mila: 80 mila bar, 60 mila ristoranti, 7mila discoteche, 20mila pizzerie, 1.500 pub,12 mila pasticcerie, 22 mila gelaterie, 7 mila stabilimenti balneari, 20 mila unità di ristorazione collettiva, 800 buffet di stazione.
"Mettere sanzioni così alte non è stato certo un incentivo a rifornirsi di euro per tempo - spiega il direttore dell'Ufficio studi della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Luciano Sbraga - Ma le nostre sono aziende medio-piccole e non hanno bisogno di grossi approvvigionamenti. Gli esercenti vanno direttamente in banca a rifornirsi e quindi lo faranno anche in queste settimane".
La preoccupazione più forte, tuttavia,per esercizi e negozi che maneggiano molto contante sono gli spiccioli. Così, per esempio, i dettaglianti alimentari. "Da noi i clienti fanno la spesa con importi bassi, in media 20-30 mila lire, e l'età dei consumatori è spesso alta - spiega il presidente della Fida (Federazione italiana distribuzione alimentare) Lanfranco Morganti - Il vero problema sono le nuove monete: come verranno usate?".
Un nodo non da poco anche per i benzinai. Oltre 23 mila stazioni da adeguare e una doppia cassa non proprio semplice da gestire, se si considera che normalmente gli addetti alle pompe la tengono "in tasca". "Non sappiamo come fare - spiega per la Federazione gestori impianti carburanti Alessandro Zavalloni - Per questo daremo il resto in euro da subito e speriamo di eliminare le lire prima possibile. Ma il vero dilemma saranno le nuove monete".
Già, perché con l’euro scompaiono le banconote di piccolo taglio. Al loro posto, ci saranno monete da 1 e 2 euro. E uno dei punti chiave sarà proprio abituarsi all'uso di questi particolari “spiccioli” che valgono rispettivamente quasi 2 e 4mila lire. Ma, a parte queste difficoltà che i consumatori a poco a poco supereranno, il problema è se saranno sufficienti le monete in circolazione?
"La Zecca ha coniato quanto era stato previsto, compresa la quota di riserva – rassicura Fernando Carpentieri, dirigente generale del ministero Economia e Finanze, dipartimento del Tesoro - Sono oltre 7 miliardi e 700 milioni di pezzi rispetto ai 7 miliardi e 240 milioni previsti". E la capacita di far fronte a nuove richieste e assicurata: oggi si coniano 18-20 milioni di pezzi al giorno. Insomma di nuovi euro ce n’è abbastanza. Semmai il problema è farli arrivare in fretta nel circuito del commercio. E da qui nelle tasche dei consumatori. Tenendo conto che c’è tempo fino al 28 febbraio e che il cambio di moneta si può fare con calma una spesa dopo l’altra.
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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo? |
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