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EurOk!
Anatomia di un successo
    31/1/2002
:: A un mese di distanza dall'avvio del “change over” l'euro è sparito dalle prime pagine dei giornali (e per molti giorni, anche dalle pagine interne). Un po' di curiosità (e di piccole polemiche) per la decisione della Finlandia di “cancellare” le monetine da 1 e 2 centesimi, poi il silenzio o quasi.

Buon segno? Certo che è un buon segno, rispondono al Ministero dell'Economia, all'Abi, alla Banca d'Italia, alle Poste: insomma, tutti quelli che sono stati in “prima linea” e che, oggi, senza toni da fanfara, possono dire che è stato un successo. Merito degli italiani, si è complimentato il presidente del Consiglio, Berlusconi.

Senza dimenticare, però, che sulla felice conclusione del “change over” (manca ancora un mese, ma il bilancio è già assolutamente positivo), ha influito non solo il buon carattere dei concittadini, ma anche l'eccellente funzionamento di tutte le strutture pubbliche. Prendiamo, per dire, il problema dell'alimentazione e della prealimentazione.

Il rischio era che non si riuscisse a far arrivare nelle tasche degli italiani una quantità di euro sufficiente e che per settimane continuasse a circolare la lira. Già oggi la percentuale delle transazioni con la vecchia moneta è quasi residuale e più del 60% di monete e banconote é già nei depositi della Banca d'Italia e della Zecca, pronto per la distruzione.

Prendiamo il problema della sicurezza. L'efficientissima Francia ha dovuto mobilitare l'esercito per le scorte ai camion blindati. Da noi non ce n'è stato bisogno e dal ministero dell'Interno si segnala perfino una diminuzione delle rapine in banca e alle Poste. Prendiamo il problema delle code.

Normali, come in tutti i Paesi europei tranne che i primi giorni ai caselli autostradali, scambiati forse per caselli-bancomat. Alle Poste hanno preparato statistiche precise degli “eurodisagi”: code oltre la norma solo in 50 uffici su 14.000! Prendiamo il problema dei rincari: Istat, Unioncamere e altri “osservatori” hanno chiarito che l'euro non ha pesato più dello 0,2% sull'indice di prezzi e tariffe.

Bravi gli italiani, certo, ma complimenti anche al “sistema Paese”.
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