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Euro focus
L’euro “parlato”
Gli eurosegreti degli italiani. Scoprirli con un camper (e un videobox) che gira per le città, da Palermo a Genova. Raccontarli con una straordinaria serie di spot televisivi. Che aiutano nel passaggio finale alla moneta unica
Giuseppe Corsentino    13/2/2002
:: La gente c’è abituata. In tempi di multimedialità, di Grande Fratello, di “tv da strada” quando nella piazza principale arriva un camper con un apparato di telecamere e antennine, sa che qualcuno vuole sentire il suo parere, vedere le sue facce, ascoltare le sue parole, intercettare (e tentare di capire ) i suoi umori.

E non si sottrae, il popolo dello struscio, la piccola folla delle passeggiate preserali nelle incantevoli piazze italiane, al “gioco della tv”. Solo che stavolta si parla di euro nell’eurocamper che il Comitato Euro del Ministero dell’Economia, da un mese manda in giro per le principali città d’Italia – Palermo, Reggio Calabria, Cagliari, Napoli, oggi (14 febbraio) Campobasso e nei prossimi giorni Lecce, Pescara, Trieste, Genova – si parla di euro, dicevamo, e per un cronista è davvero un’emozione scoprire che gli italiani non solo si sono abituati in fretta alla nuova moneta, ma sono già in grado di trattarla con ironia, rispetto, prudenza e senso della misura com’è giusto fare col proprio denaro.

A Palermo, che è la città scelta non a caso per la partenza dell’Eurogiro, c’è un pensionato che entra nel camper, si sistema davanti alla telecamera del videobox e fa la sua brava denuncia (civile): “A Ballarò (uno dei mercati rionali più belli della città, l’ambientazione preferita per i film di mafia e i giri elettorali dei candidati: ndr) sono tutti ladri, fregano con l’arrotondamento, non ci vado più, preferisco il supermercato!” Ecco una conferma, magari un po’ naif, di un fatto indubitabile: la grande distribuzione organizzata sta facendo il suo mestiere: in queste settimane di “change over”, ha tenuto sotto controllo i prezzi e, in molti casi, ha svolto un ruolo di “euroeducazione” di massa.

A Reggio Calabria, un dirigente della vecchia Carical (la cassa di risparmio di Calabria), ci tiene a spiegare che l’euro ha salvato l’Italia da un’inflazione sudamericana ma poi non sa trattenere l’angoscia: “Ma perché proprio 1936,27 lire? Non si poteva fare cifra tonda e si evitavano tanti problemi?” Per esempio, quello che affligge il lavamacchine di Secondigliano, Napoli, che al videobox dell’eurocamper confessa la sua “impotenza commerciale”: “Prima facevo pagare un lavaggio 20mila lire che in euro fanno 10,33.

Ebbene, non c’è verso di farmi consegnare questi 33 centesimi. Mi mettono in mano una banconota di 10 euro e arrivederci, guagliò!” Lo stesso problema, in chiave finanziar-domestica che ha Gavino, 12 anni, seconda media a Cagliari: “Prima la mamma mi dava diecimila lire alla settimana, ora se la cava con 5 euro e così mi frega 16 centesimi”. Mai sottovalutare i ragazzini.

E mai sottovalutare i pensionati che in un Paese di ultrassessantenni inviano, attraverso il videobox del nostro eurocamper, indicazioni precise. Esempio: le monetine sono troppo monetine, troppo piccoli i pezzi da 1 e 2 centesimi, “per tirarli fuori dal borsellino ci vorrebbe una calamita”, sorride un ex dipendente della Regione Siciliana. Ecco, è il sorriso, una certa levità di spirito, il vero “sentimento” degli italiani che si sono riempiti tasche, portafogli e cassetti (i negozianti) di euro e che ora si aspettano qualche piccola ricompensa per l’impegno che hanno messo a “convertirsi” senza gli sfracelli annunciati.

Una suorina di Campobasso quasi benedice la nuova moneta: “Unirà i popoli d’Europa”. Due giovanotti di Palermo, con l’occhio furbo, scrutano la telecamera: “L’euro risolverà i problemi di Palermo”, dice uno. L’altro lo guarda e dopo una pausa gli chiede: “Perché?”.

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