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L’euro “pensato”
Nella testa dei consumatori. Con gli ultimi filmati del Ministero dell’Economia
Pia Elliott    13/2/2002
:: Se mai a qualcuno interessasse presentare come “case history” la lunga serie degli spot euro, vi troverà materiali a sufficienza per costruire un caso diverso da ogni altro.

Innanzi tutto, la comunicazione sull’euro ha sempre avuto a che fare con qualcosa che non c’era (come vendere un prodotto che sugli scaffali non si trova). Poi si è dovuta ingegnare a presentare, come opzione desiderabile e risolutoria, qualcosa che invece era una scelta obbligata.

Infine, la comunicazione sull’euro ha avuto il compito non facile di raggiungere la totalità della popolazione italiana, se si escludono i bambini al di sotto dei quattro anni, come succede solo per i censimenti o per altri eventi di tipo globale. Proprio per questo, le iniziative di comunicazione sull’euro sono state condotte sui fronti e coi mezzi più diversi, ma proprio per questo, per riuscire a raggiungere tutti, il mezzo televisivo è stato privilegiato rispetto ad altri.

Per almeno due anni, la strategia è stata di avvicinamento progressivo a un evento che comunque risultava remoto nella percezione dei più. Poi, un anno fa, è cominciato il “count down”, che si è prolungato fino agli ultimi istanti, praticamente fino al momento in cui i bancomat venivano caricati con le prime banconote in euro.

Ad euro finalmente in tasca, è sopraggiunto lo smarrimento, tipico di quando un evento molto atteso si verifica, ma in modo ancora incompiuto. L’incompiuto dell’euro era infatti costituito dal periodo di doppia circolazione, che poteva porre problemi del tutto inattesi, ai quali si sarebbe dovuto far fronte just in time, con una comunicazione “girata” al momento e non qualche settimana prima, come si fa normalmente con gli spot. Insomma, alle problematiche ampiamente previste da ricerche e sondaggi, si aggiungevano le esigenze vere e reali della gente.

Ecco allora la nuova serie di spot che non sembrano spot, girati in un b/n quasi argentato che conclude in colore, che danno voce ai nostri pensieri e alle nostre perplessità di euro-novizi. Volti comuni, presi tra la folla (in realtà un casting molto accurato); gesti banali e pensieri rubati (in realtà affatto casuali); nessun messaggio finale se non raccomandazioni di mero buon senso, in realtà mirate ad orientare in modo preciso i comportamenti.

I centesimi valgono ! Pensate in euro: è più facile ! La convenienza si vede dai centesimi ! Riconoscere gli euro è facil;e; falsificarli, molto più difficile. etc. etc. In tutto dieci spot, che andranno in onda fino a fine febbraio e forse oltre. Visto che si è parlato di dar voce ai nostri pensieri, ecco chi sono “le voci” degli spot euro, tutte famose al punto che i patiti del doppiaggio potranno riconoscere il timbro e l’intonazione di molti attori del grande schermo : Lauren Bacall, Cameron Diaz, Anthony Hopkins, Michael Caine, Robin Williams, Brad Pitt, Penelope Cruz, Sigourney Weaver… E nell’ultima serie di spot, i doppiatori mostrano per la prima volta i loro volti : tutti insieme per l’euro (provate a riconoscerli).

I credits sono dell’agenzia di comunicazione integrata del Comitato Euro, Opera, che ha lavorato alla campagna televisiva con la FBC di Alan Friedman. L’ideazione degli spot è di Sarah Varetto e Giuseppe Musci. Regia, Tadao Gjian; direttore della fotografia, Mauro Marchetti; musiche, Roberto Vallicelli; Postproduzione, Hot Post-Frame by Frame.

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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo?
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