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“Mamma, giochiamo all’euro. Ti insegno io”
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Piccoli consumatori. Perché i bambini hanno battuto gli adulti nel “change over”. Ecco le esperienze di genitori, insegnanti, educatori, psicologi raccolte da Euroitalia
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Elisabetta Burba
13/2/2002 |
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“La mamma dice che con l’euro è imbranata. E allora chiede a me”. A nove anni, Cecilia Esposito, una bambina milanese con lunghi capelli rossi, è già l’esperta finanziaria di casa. È stata lei, per esempio, a insegnare ai genitori, due raffinati docenti universitari, come si usa l’euroconvertitore. Conferma la madre, Daniela: “Ha ragione Cecilia: io dell’euro sapevo quasi niente. Ho chiesto a lei come funzionava l’euroconvertitore”.
Il primato di Cecilia non è isolato. Nell’Italia dell’euro, sempre più spesso le parti si invertono. E i bambini battono gli adulti. Emblematico il caso di Giulio, un ragazzino di Sarzana di 12 anni: parecchie settimane prima che arrivasse l’euro, conosceva a menadito i prezzi nella nuova valuta. “Un pacchetto di patatine? Novanta centesimi. Le gomme? Sessanta centesimi”. E così via.
“Sull’euro i bambini sono preparatissimi”, spiega Vittoria Wolfler Calvo, funzionario di Banca Intesa Bci e membro del Gruppo Euro del suo istituto di credito. “Per preparare i più piccoli alla nuova moneta, abbiamo organizzato una campagna informativa nelle scuole elementari e medie di tutto il territorio nazionale. Ebbene, erano tutti interessatissimi, pieni di curiosità e di domande pertinenti”.
Già, i veri “euroentusiasti” sono i bambini. Tutti, ma proprio tutti, stravedono per la nuova moneta. Sara, una biondina romana di otto anni, si entusiasma per la novità: “Gli euro mi piacciono più delle lire. Perché? Perché sono nuovi”. Cecilia li preferisce perché sono personalizzati: “Li preferisco alle lire perché davanti sono tutti uguali, mentre dietro ogni paese ci ha messo quello che voleva”.
Giulio, 10 anni, di Genova, ne apprezza invece la grafica: “Mi piacciono perché sono più belli e perché hanno l’inchiostro variabile, che cambia quando viene esposto alla luce”.
Come mai tanto entusiamo? In parte il merito va all’intenso lavoro svolto da tanti insegnanti: è più di un anno, per esempio, che nella classe di Cecilia tutti i problemi non vengono più assegnati in lire ma in euro.
Ma c’è anche una componente psicologica. “Per i bambini l’euro è un gioco, che vivono con grande allegria”, spiega la psicologa Silvia Vegetti Finzi, autrice di una trilogia di libri di consigli per genitori edita da Mondadori. “Un gioco che li diverte da pazzi, perché gli permette di gareggiare con genitori e nonni”. E, quasi sempre, di vincere... “Certo”, continua Vegetti Finzi, che insegna psicologia dinamica all’università di Pavia, “di fronte a una certa rigidità cognitiva degli adulti e alla inevitabile debolezza percettiva degli anziani, i bambini, più svelti e duttili, trionfano”.
L’euro come il computer, dunque? “Proprio così: la nuova moneta propone lo stesso meccanismo che si sviluppa davanti al pc, dove il bambino sale in cattedra e l’adulto se ne sta seduto in un simbolico banchino a imparare”. Ma ciò non comporta un cambiamento nei rapporti familiari, un capovolgimento dei ruoli? “È vero, ma questo non deve rappresentare un problema”, risponde la Vegetti Finzi. “Anzi: deve diventare un’occasione per trasmettere sicurezza e fiducia di sé al bambino”.
E quei (pochi) bambini che non riescono a destreggiarsi fra euro e centesimi? Lo chiediamo a Lisa Maragnini, un’insegnante di scuola elementare a Milano che ha inventato un gioco dell’oca sulla nuova moneta, battezzato “Euroca”.
“Il consiglio che posso dare ai genitori è di impostare la “lezione” come un gioco” spiega. “Per il mio Euroca, per esempio, partendo dal baratto ho ripercorso tutta la storia degli scambi valutari, dalle prime monete coniate in Lidia nel VI secolo avanti Cristo fino all’euro”. E giocando, come si sa, s’impara.
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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo? |
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