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Paolo Legrenzi, docente di psicologia cognitiva all’Università di Venezia, ha pubblicato per Il Mulino “L’euro in tasca, la lira nella mente e altre storie”
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Eurostress
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Un eurocent di flessibilità nei conti di ogni giorno
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L'altro giorno vado alla consueta edicola. Il giornalaio spiega a un signore: “Ho finito gli spiccioli in euro. Le devo dare il resto in lire”. Il cliente, con disappunto ribatte: “Se non se ne può fare a meno ...”. A questo punto, metto in atto un mini-esperimento naturale. Sto a guardare come si comportano altri venti acquirenti.
La stragrande maggioranza pagava in euro e tutti tranne due, di gran fretta, hanno commentato negativamente il resto in lire. Che cosa è successo nella testa di queste persone? In fondo le lire si possono dare via subito dopo, e valgono comunque fino al 28 febbraio.
Il fatto è che, una volta deciso di passare agli euro, si è, per così dire, “voltato pagina”. Cerchiamo di evitare ogni interferenza tra i due sistemi. Questo è evidente anche da un altro fenomeno. All'inizio, pagando in euro, stavamo attenti a non sbagliarci “fino all'ultimo centesimo”.
Adesso, un po’ alla volta, ci rendiamo conto che un centesimo è meno di venti lire: una unità di conto che avrebbe fatto sorridere ai tempi del vecchio sistema. Ma il nuovo è diverso: funziona con i centesimi e quindi risulta inizialmente spontaneo fare i calcoli “esatti”. Solo gradualmente tutti, tranne gli avari ed i meticolosi, riadattano il nuovo modo di misurare i prezzi ai comportamenti a cui eravamo abituati.
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