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CONFAPI
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Ancora troppo piccoli e indifesi sui mercati internazionali
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Dopo la lira. Le difficoltà e le sfide che metteranno alla prova il sistema economico italiano
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L’introduzione fisica dell'euro è stata, come ha sottolineato la Bce, un'impresa senza precedenti e il grado di accettazione della nuova valuta da parte dei consumatori e il conseguimento degli obiettivi logistici sono stati superiori alle più ottimistiche aspettative. Quello che si è verificato sul fronte dei prezzi apre, invece, una questione sulla quale il Governo deve mantenere un atteggiamento vigile e coerente, soprattutto da domani, 1° marzo, quando i prezzi saranno tutti espressi nella nuova divisa europea e senza alcuna possibilità di confronto.
Il rischio è che si estenda un meccanismo di arrotondamento di tutti gli importi ai 5 o addirittura ai 10 centesimi di euro, con un incremento dei prezzi che l’Istat prefigura, in tale ipotesi, in un +1% che si aggiungerebbe al trend inflazionistico già in atto alla fine del 2001. In questo quadro, la richiesta di eliminare le monete da uno e due centesimi che sta emergendo con insistenza, se pur legittima in termini di opportunità, rischierebbe di essere un’ulteriore incognita per la dinamica dei prezzi.
Se ci sarà una crescita dell’inflazione i settori non assoggettati alla concorrenza internazionale come i servizi pubblici e privati, i trasporti interni, potrebbero scaricare sulle tariffe il recupero del margine di profitto, mentre i settori aperti alla concorrenza internazionale non potrebbero conglobare l’aumento dell’inflazione sui prezzi finali per non perdere quote di mercato.
Si verrebbe così a riprodurre quel meccanismo distorto in auge negli anni ‘80 che ha avvantaggiato le rendite di posizione sul mercato interno e penalizzato le aziende aperte alla concorrenza internazionale. L’esperienza di quegli anni ci insegna che, se le aziende sono costrette a ridurre i margini di profitto, non potendo trasferire sui prezzi l’aumento dell’inflazione italiana, questo si trasforma in via immediata in una riduzione delle risorse da destinare agli investimenti.
Tenendo ben presente che oggi non esiste più la valvola della svalutazione competitiva con la quale abbiamo gestito negli anni ’80 un tasso di inflazione doppio di quello degli altri Paesi europei, una crescita dei prezzi superiore al tasso di inflazione programmato può dare fiato a rincorse salariali molto pericolose.
Non riteniamo auspicabile né accettabile che il controllo dell’inflazione avvenga sulla pelle della domanda interna: sarebbe questa la vera iniquità di un aumento dei prezzi tenuto a bada non da comportamenti virtuosi, ma dalla caduta di potere di acquisto dei lavoratori che sarebbero costretti a comprimere i consumi.
L’invito di Confapi al Governo è quello di vigilare con estrema attenzione ed intervenire.
Roberto Radice, presidente di Confapi
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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo? |
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