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È ora di uscire fuori dall’Ordine
Che cosa cambia con la moneta unica per 1 milione e 500mila professionisti iscritti agli ordini?
    14/3/2002
:: C’è, innanziutto, una (potenzialmente) buona notizia: i compensi medi dei nostri professionisti sono più bassi, nell’ordine del 15-20 per cento, di quelli dei loro colleghi francesi e tedeschi. Quindi le parcelle potrebbero adeguarsi verso l’alto. Ma si arriverà a una situazione di questo genere solo quando il mercato riconoscerà la figura dell’”europrofessionista”.

E qui le cose si complicano per gli italiani che devono, in tempi rapidi, modernizzare un sistema di regole e di paletti che, in molti casi, risale all’Italia fascista. Senza il cambiamento, promesso da tutti i governi negli ultimi vent’anni, il rischio è di ritrovarsi i concorrenti europei padroni di intere quote del mercato nazionale.

Ciò è già successo, per esempio, nel ricco segmento dei servizi alle imprese: mentre gli ordini si oppongono alla costituzione delle società professionali, i colossi europei e americani hanno invaso il mercato italiano. L’Europa ci costringerà a una svolta.

Un primo segnale in proposito è arrivato dall’effetto a catena di una direttiva europea (la n. 2000/31) che autorizza, in campo professionale, le informazioni commerciali “nel modo più ampio possibile”. E’ caduto così il muro che impediva a un avvocato, oppure a un commercialista, di farsi pubblicità.

E il Consiglio degli ordini forensi europei ha proposto la possibilità, per l’avvocato, di informare i propri clienti dei casi risolti oppure di utilizzare un qualsiasi testimonial. Potremo vedere presto una star televisiva popolare partecipare a uno spot di studi legali specializzati nelle consulenze familiari.

Ma la pubblicità è solo un piccolo pezzo di un grande mosaico. I professionisti italiani dovranno, prima o poi, rinunciare alla tariffa minima, che esiste solo da noi e non è giustificata da alcuna esigenza di mercato. Lo stesso discorso riguarda la riforma dell’esame di Stato dei medici che attualmente, in una relazione parlamentare, è così descritto: “Un esempio lampante di inefficienza e malcostume”.


Antonio Galdo

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