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Libri
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Unico indizio, una banconota da 5 euro
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Il primo giallo con l’euro, scritto da Cinzia Tani
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Cinzia Tani ha inventato un genere “noir” al femminile con le sue ricostruzioni di delitti famosi compiuti da donne. Ha pubblicato: Sognando California (1987), I mesi blu (1991), Fantasticamente. Paure e manie degli italiani (1994, con Giorgio M. Bressa) e Assassine (1998). Autrice di testi televisivi, ha condotto alcuni programmi della RAI (fra cui "Fantastica mente" e, con Giordano Bruno Guerri, "Italia mia benché").
Non conto molto in quest’ufficio, ma ne ho le chiavi. Sono l’unico ad averle oltre al capo. Non resterei un minuto di più se fosse per lui. E’ un uomo cattivo. Ma se andassi via non potrei più vederla entrare da quella porta a vetri. Osservare le sue scarpe col cinturino, sempre perfettamente parallele quando è in piedi. Non vedrei le sue mani leggere che sfogliano pagine. Gli occhi attenti, fissi sullo schermo del computer. Sarebbe triste privarmi delle sfumature della sua voce quando risponde al telefono. Già, sono innamorato. Da tanto tempo ormai. Senza speranza, perché lui, il nostro capo, la tiene prigioniera. Non so come, né perché.
La possiede e la usa com’è sua abitudine. Lei è debole. Soffre, me ne accorgo. E, a volte, la notte, quando pulisco l’ufficio, la sento gemere e anche gridare, oltre quella porta. Anche questa notte mi tapperò le orecchie per non ascoltare i sussurri odiosi dietro la porta chiusa. Oggi le ho portato il pranzo, come ogni giorno. Ho lasciato sulla scrivania il resto, cinque euro. Lei, ridendo, ha detto che dovevo tenerli come mancia. Non mi è piaciuto. Non voglio mance da lei. Quando si è alzata le ho infilato la banconota nella tasca del cappotto. E poi l’ho fatto. In un angolo del biglietto ho scritto “ti amo”.
Adesso spolvero la sua scrivania, riconosco ogni oggetto e lo rimetto al suo posto. C’è ancora il suo profumo sulla tastiera e sulla cornetta del telefono. Dallo studio del capo vedo filtrare la luce, ma non sento le voci. Che io sia qui, d’altronde, a loro non importa. Non conto molto in quest’ufficio. Lascio il secchio e lo spazzolone e mi avvicino. Il silenzio è totale. Busso leggermente e nessuno risponde. Busso ancora e poi apro appena la porta.
Lui è là, steso sul pavimento. Ha gli occhi aperti e sangue sul mento. E’ rossa anche la bocca e fa uno strano effetto su quel viso di uomo. Non mi dispiace che sia morto. Se lo meritava. Sorrido pensando che lei adesso è libera e a saperlo siamo solo in due. Non mi chiedo chi sia stato. Prima di richiudermi la porta alle spalle, prima di tornare al secchio e allo spazzolone, raccolgo il biglietto da cinque euro con la mia frase scritta nell’angolo. Me lo metto in tasca.
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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo? |
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