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Euro? No problem
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Tutti i profeti di sventura, anzi di “eurosventura”, sono stati smentiti. E non si tratta di sensazioni, interviste, sondaggi su campioni più o meno numerosi, ma di un' indagine condotta sul campo dal sistema delle Camere di Commercio in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne.
Indagine voluta dal ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, e “finalizzata alla raccolta delle informazioni relative all’impatto che l’euro ha e avrà sulla vita economica dei cittadini e delle imprese”, come si legge nella presentazione del rapporto che “Euroitalia” ha letto in anteprima
. Gli “eurofaccini” (quattro verdi e uno solo rosso, a indicare l’unica area di criticità) sopra il titolo sintetizzano i risultati della ricerca.
Risultati positivi sia sul fronte dell’approvvigionamento di contante nelle banche e negli uffici postali sia su quello degli arrotondamenti all’insù di prezzi e tariffe.
Basti un dato: le segnalazioni di rincari dei prezzi sono scese dal 55% della prima rilevazione (il 20 gennaio scorso) al 37% di oggi.
Stabile il dato delle tariffe: il 25% del campione segnala un rincaro, esattamente come nel primo rapporto, a riprova di un' avvenuta stabilizzazione della politica tariffaria (soprattutto delle municipalizzate).
Unico “eurofaccino” rosso quello che misura il diverso livello di “eurodifficoltà” tra il nord e il sud del Paese: il Mezzogiorno fa più fatica e registra una percentuale più alta di rincari (il 77% del campione). E proprio al Sud, infatti, si stanno concentrando gli sforzi di comunicazione del Comitato Euro.
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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo? |
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