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EuroMAGAZINE
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La guerra degli eurosecondi
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Tim, Omnitel e Wind stanno mettendo a punto le nuove tariffe. Al centesimo
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La missione, difficile ma non impossibile, è convincere il cliente che il passaggio all’euro non costerà nulla.
Per vincere la diffidenza degli utenti tutte le società telefoniche stanno lanciando massicce campagne di comunicazione: la prima sarà quella di Omnitel (il 20 febbraio prossimo) con una serie di spot con l’inevitabile (ma sempre graditissima) Megan Gale.
“Per il cliente la lira era un parametro di riferimento che consentiva di valutare il prezzo e percepire la convenienza o meno di un’offerta”, spiega a “EuroItalia” Federico Lenzi, direttore marketing di Tim (il leader della telefonia mobile con oltre 22 milioni di clienti). E aggiunge: “Se invece trova difficoltà a valutare quando l’offerta è vantaggiosa o svantaggiosa, allora nascono diffidenza e perplessità”.
Ma al di là delle questioni psicologiche, la vera battaglia si giocherà, come sempre, sulle cifre.
E sugli arrotondamenti. Prendiamo il costo di un cosiddetto “messaggino” (sms). In lire sono 250. In euro sarebbero 0,129114. Tim ha deciso di tagliare gli ultimi due decimali riducendo di fatto il prezzo di 0,000014 euro. Un’inezia, ma indicativa di un atteggiamento: ad esempio anche la ricarica (costo 10 mila lire) è a prezzo scontato: 5 euro tondi anzichè 5,16.
“Noi puntiamo alla massima trasparenza e neutralità della conversione. E vogliamo evitare che il cliente ci rimetta anche solo qualche centesimo di lire”. dice Claudio Lesca, responsabile del “Progetto euro” e direttore amministrativo di Omnitel (il secondo operatore del settore con 16 milioni di clienti).
Perciò, anche se nelle bollette il costo di ogni singola chiamata sarà espresso con 5 decimali e il totale ne avrà come è ovvio solamente due, i sistemi informatici di Omnitel ne calcoleranno ben 7.
“Per evitare il rischio arrotondamento”, sottolinea Stefano Luberti, responsabile del progetto euro di Wind (terzo operatore di telefonia mobile con 6 milioni di clienti) “calcoleremo il costo delle telefonate usando 6 decimali.
E tutti gli arrotondamenti saranno a favore del cliente”. Un esempio pratico è quello della scheda per la ricarica del telefonino. Costo in lire 50 mila, che corrispondono a 25,82 euro. In realtà, se si moltiplica questa cifra per il valore esatto dell’euro, ovvero 1.936,27, si ottengono 49.994 lire. Conclusione: con l’arrotondamento in euro il cliente ci rimette 6 lire. O meglio: ci avrebbe rimesso, perchè Wind ha deciso di accreditare, a fronte di una spesa di 50 mila lire, 25,83 euro ovvero un centesimo in più.
“In questo modo non solo il cliente non ci rimette nulla”,sottolinea Luberti “ma guadagna l’equivalente di 14 lire di telefonate”.
Un problema a parte è quello delle campagne pubblicitarie relative alle tariffe. Molte compagnie, e soprattutto Omnitel e Wind, in passato puntavano a evidenziare il rapporto fra il tempo di conversazione in secondi e il prezzo in lire (una, due..). Ora vedremo che cosa si inventeranno.
Con l’introduzione dell’euro l’unità minima di conto sarà il centesimo, equivalente a 19,36 vecchie lire. E quindi dovrà essere impostata una nuova strategia di comunicazione. “Passeremo a indicare il costo in centesimi per minuto”, dice Luberti (Wind). Che però precisa: “Il costo resterà comunque legato alla durata effettiva della conversazione calcolato in secondi”.
Per agevolare la propria clientela, a Omnitel hanno addirittura inventato l’Utt (unità di traffico telefonico). Si tratta di questo: quando il cliente vuol sapere quanto traffico telefonico gli resta sulla scheda, riceve una risposta in euro. Ma nei primi tempi potrebbe avere difficoltà a valutare a che durata di conversazione corrisponde quella cifra. Così riceve un’ informazione supplementare espressa in Utt. “E ogni Utt corrisponde a una lira. Diciamo che questa trovata è una sorta di ciambella di salvataggio per i clienti” spiega Lesca.
Utt a parte, fra conversioni e decimali, il cliente rischia comunque di perdere la bussola. Basta pensare che la Telecom ha deciso di calcolare con due decimali il canone fisso, con quattro il listino prezzi e con sei il costo effettivo delle telefonate. Quanto ai telefoni pubblici ogni scatto, dal prezzo di 200 vecchie lirette, costa in euro 10 centesimi (e quindi ha uno sconto di quasi tre lire).
Attenzione però agli apparecchi che funzionano a moneta: se cominciate una conversazione inserendo centesimi di euro non potrete continuare infilando lire. E viceversa. E se nel borsellino conservate ancora dei gettoni telefonici, rassegnatevi. Sono fuori corso già dal 1° gennaio.
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L’euro è la via giusta per arrivare ad uno Stato federale europeo? |
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